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Fonte: Assis

Autore: Dr. Isotta Triulz, Dr. Daniela Coli

Varrebbe la pena applicare il principio di precauzione, secondo cui se vi è un probabile, anche se poco conosciuto, rischio di effetti negativi delle nuove tecnologie, è meglio non attuarle, piuttosto che rischiare conseguenze incerte ma potenzialmente molto dannose.

NOTA: L’articolo, di cui pubblichiamo una sintesi, é apparso su Prog Health Sci 2012, Vol 2, No1; è stato redatto da Sienkiewicz D., Kułak W., Okurowska-Zawada B., Paszko-Patej G. del Department of Pediatric Rehabilitation of the Medical University of Bialystok, Poland. L’Articolo analizza vari aspetti legati alla vaccinazione, tra cui lo sviluppo fisiologico del sistema immunitario del bambino e le possibili risposte immunitarie dopo la vaccinazione, gli eventi avversi neurologici mostratisi a seguito delle vaccinazioni e la tossicità degli adiuvanti. Le autrici condividono perfettamente le conclusioni degli autori, che rilevano la necessità di adottare il principio di precauzione. Potete accedere all’articolo originale, in Inglese, facendo click qui.

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Nei paesi sviluppati, i calendari delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per i bambini prevedono un numero sempre maggiore di vaccini e la somministrazione concomitante di antigeni multipli in forma combinata. Questa modalità comporta un aumento del rischio di reazioni avverse, la immunopatogenesi dei quali non è spiegata in molti casi [1].

Un evento avverso post-vaccinale è un evento indesiderato che insorge dopo la somministrazione di un vaccino [2]. Si può trattare di una reazione temporanea, locale o generale ma, in alcuni casi, può portare a danni permanenti, pericolo di vita o addirittura il decesso [3].

Le complicazioni che interessano il sistema nervoso centrale sollevano le maggiori controversie anche perché i bambini sottoposti alla vaccinazione sono sani. Esse comprendono reazioni lievi, che si verificano fino a 48 ore dopo l’iniezione e scompaiono senza lasciare postumi permanenti (pianto prolungato, irrequietezza e iperattività, apatia con aumento della sonnolenza, alta temperatura del corpo, un lieve aumento temporaneo della pressione intracranica) [5-7] e reazioni gravi, che di solito si manifestano più di 48 ore dopo la vaccinazione e che potrebbero essere la causa di danni permanenti al sistema nervoso centrale (convulsioni febbrili e non, episodi ipotonici o di torpore, sindrome di Guillain Barré, meningite, encefalite, encefalopatia [6, 8-11] e autismo [10, 12-14]).

FISIOLOGIA DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Il funzionamento del sistema immunitario nei neonati è caratterizzato da meccanismi complessi innescati per adattarsi alle mutate condizioni di vita post-natale. Nell’infanzia si sviluppano gradualmente e maturano i singoli elementi dell’immunità specifica e aspecifica [17].

L’immunità umorale dei neonati è acquisita ed è associata a trasporto attivo d’immunoglobulina G materna attraverso la placenta (a partire dalla fine del primo trimestre di gravidanza) principalmente nelle ultime 5-6 settimane di gravidanza [13, 14]. Il livello di IgG materno diminuisce gradualmente dopo il parto, mentre il livello di IgG del bambino aumenta raggiungendo circa il 60% del livello dell’adulto dopo 12 mesi. Nel 2°-3° mese di vita, avviene un incrocio delle curve – la diminuzione della curva della concentrazione di IgG materna e l’aumento della curva di concentrazione di IgG del neonato (figura 1). [18]

reazneur1Fig. 1. Livelli di anticorpi nel sangue di feto, neonato, bambino e madre [18]

Da un punto di vista fisiologico, secondo la classificazione di Jakóbisiak [18], il gruppo di malattie da immunodeficienza secondaria comprende condizioni come la gravidanza e condizioni associate all’età (neonati, anziani). I bambini prematuri sono un gruppo specifico in cui un periodo più breve di apporto di IgG materne porta a compromettere l’immunità contro le infezioni. D’altro canto, secondo l’autore, a causa degli anticorpi materni esistenti, la vaccinazione contro alcuni microrganismi, somministrata subito dopo la nascita, non comporta immunità duratura. Va rilevato che il sistema immunitario raggiunge la piena maturità a circa 3 anni [19].

E’ ben noto che le risposte immunitarie nel primo periodo di vita sono più deboli e di durata inferiore rispetto a quelle suscitate negli individui immunologicamente maturi. Di conseguenza, l’efficacia del vaccino nella prima infanzia (in particolare nei primi 6 mesi di età) è limitata [20]. Così, per provocare e sostenere una risposta immunitaria, da parte dei linfociti B, adeguata in un neonato, è necessario l’utilizzo di forti adiuvanti e ripetute dosi di richiamo ravvicinate [21]. Il problema di quest’approccio è duplice. In primo luogo, l’evidenza sperimentale dimostra chiaramente che la simultanea somministrazione di 2-3 adiuvanti immunitari, o la stimolazione ripetuta del sistema immunitario con lo stesso antigene può compromettere la resistenza genetica alle malattie autoimmuni[22]. In secondo luogo, mentre è generalmente accettato che la potenza e la tossicità dei coadiuvanti immunitari debba essere adeguatamente bilanciata in modo tale che la stimolazione immunitaria sia ottenuta con effetti collaterali minimi, in realtà, tal equilibrio è molto difficile da raggiungere. Questo perché gli stessi meccanismi mediati dagli adiuvanti responsabili degli effetti immunostimolanti dei vaccini, hanno la capacità di provocare una serie di reazioni avverse [23, 24].

VACCINAZIONI E RISPOSTA IMMUNITARIA

Un vaccino è un preparato biologico contenente uno o più antigeni di microrganismi che causano una specifica stimolazione del sistema immunitario, che protegge contro l’infezione da questo microorganismo [18, 25]. Un vaccino può contenere:

1. antigeni dei microrganismi – batterici o virali (vivi attenuati, morti), antigeni isolati – proteine, polisaccaridi, DNA e anatossine (difterite, tetano) con mantenuta immunogeneticità, ma privi di proprietà patogene,

2. Sospensione: acqua, soluzione fisiologica, proteine del substrato, ad esempio: albume d’uovo, gelatina,

3. Conservanti: thimerosal (mercurio), antibiotici, fenolo,

4. Adiuvanti, il cui scopo è di migliorare l’immunogenicità del vaccino – idrossido di alluminio o fosfato di alluminio sono i più comunemente utilizzati.

I vaccini contenenti microrganismi vivi sono, secondo la letteratura scientifica [18], il mezzo più efficace per indurre l’immunità contro le malattie infettive. I microrganismi attenuati (virus, micobatteri BCG) mantengono la capacità di replicarsi in cellule ospiti, stimolando i linfociti T citotossici (Tc, CD8 +), che distruggono le cellule da loro infettate. La modalità di azione di antigeni isolati o di antigeni derivanti da microrganismi interi inattivati è differente. In questo caso avviene una stimolazione della risposta del linfocita Th helper (CD4 +). Esistono due diverse sottopopolazioni, in termini funzionali, dei linfociti Th: Th1 e Th2. Semplificando, si può ritenere che i linfociti Th1 svolgano funzioni ausiliarie nelle risposte cellulo-mediate e i Th2 nelle risposte umorali [18].

Il meccanismo di risposta immunitaria ai vari tipi di antigeni del vaccino non è del tutto chiara. La Figura 2 mostra l’effetto ipotetico dei vaccini e dei loro componenti aggiuntivi sull’equilibrio immunologico dei bambini.

reazneur2Fig. 2. effetto ipotetico dei vaccini e dei loro componenti aggiuntivi sull’equilibrio immunologico dei bambini [25]

PaC – vaccino anti-pertosse acellulare, utilizzato nella maggior parte dei paesi;
PwC – vaccino anti-pertosse a cellule intere, utilizzato più frequentemente in Polonia,;
APC – cellula che presenta l’antigene;
Ag – antigene

La via Th2, stimolata dalla vaccinazione e responsabile della produzione di anticorpi, è la via predominante nei neonati e bambini ma, in assenza di un adeguato equilibrio della risposta Th1, può portare allo sviluppo di reazioni allergiche [25]. Questo è sintomatico del fatto che le malattie allergiche sono spesso indicate come “un’epidemia del XXI secolo” [26, 27]. Come indicato nell’European Allergy White Paper, i sintomi clinici di allergia sono presenti nel 35% della popolazione dei paesi sviluppati, mentre in base alla ISAAC (The International Study of Asthma and Allergies in Childhod) fino al 40%. L’allergia è uno dei maggiori problemi di salute alla pari di AIDS, cancro, malattie cardiovascolari, infortuni e incidenti [28 – 30].

Secondo altri autori, la diminuzione delle infezioni naturali (che stimolano la risposta Th1), il cambiamento del loro corso naturale a causa dell’immunizzazione di massa, l’aumento d’igiene generale e l’ampio uso di antibiotici potrebbe teoricamente contribuire all’aumento del rischio di malattie allergiche tramite un’inibizione o un ritardo del raggiungimento dell’equilibrio Th2 / Th1[31,32]. Una conferma di questa tesi arriva da uno studio condotto su bambini svizzeri provenienti da ambienti antroposofici, in cui è stata osservata molto meno atopia rispetto ai bambini provenienti da altri contesti. In questo gruppo è stata trovata una correlazione positiva tra lo sviluppo di malattie e la vaccinazione MMR [33].

Altri studi hanno inoltre dimostrato che l’infezione naturale del virus della varicella zoster (WTVZV), ma non il vaccino della varicella (VV), protegge i bambini dal successivo sviluppo di asma e dermatite atopica [34, 35]. L’effetto protettivo della WTVZV è stato attribuito al suo effetto benefico sulla stimolazione della risposta immunitaria Th1 e la soppressione della risposta Th2 che promuove l’allergia. Secondo gli autori, la diffusione della vaccinazione contro la varicella e il conseguente declino del WTVZV negli Stati Uniti potrebbe essere un fattore che contribuisce alla maggiore prevalenza di dermatite atopica nelle ultime decadi. [34]

In particolare, oltre a non fornire uno stimolo efficace per il corretto sviluppo del sistema immunitario, una recente ricerca ha dimostrato che i vaccini sono in realtà in grado di distruggerlo. Ad esempio, la vaccinazione annuale contro l’influenza ha dimostrato di ostacolare lo sviluppo dell’immunità virus-specifica, mediata dai linfociti T (CD8 +) nei bambini [36]. Dalle osservazioni di cui sopra è evidente che il corretto funzionamento del sistema immunitario coinvolge un delicato equilibrio tra le due braccia dell’equilibrio tra Th1 e Th2 e il suo sbilanciamento, da un lato o dall’altro, può essere dannoso per l’organismo [30]. Inoltre, sembra che il necessario equilibrio Th1 / Th2 sia mantenuto in maniera migliore tramite “sfide naturali” (quali le malattie infantili relativamente benigne come varicella e parotite), piuttosto che tramite la vaccinazione.

La veridicità di quest’affermazione è stata confermata da uno studio recente in cui il siero e il liquido cerebrospinale (CSF) sono stati analizzati tramite marcatori virali e autoimmuni nei pazienti con autismo rispetto a un gruppo di bambini sani – entrambi i gruppi erano stati vaccinati con MMR (morbillo, parotite, rosolia) [37]. Questo è il primo studio che ha trovato una correlazione positiva tra fattori virali (sierologia virale) e fattori autoimmuni (autoanticorpi cerebrali). Nei bambini con autismo si è riscontrato che livelli più elevati di anticorpi contro il morbillo sono stati accompagnati da autoanticorpi contro la proteina basica della mielina (MBP). Una sierologia simile è stata trovata nel liquido cerebrospinale. Nei pazienti sono stati trovati anche livelli significativamente elevati di citochine – IL-2, IL-12, IFN-γ (fattori scatenanti la risposta autoimmune) – e di proteine di fase acuta [37].

La figura 3 mostra un modello di sviluppo della risposta autoimmune, come conseguenza di un’infezione virale, che è associata con l’attivazione di cellule Th1 e la produzione di interferone-γ, l’unica molecola naturale in grado di modificare la permeabilità della barriera emato-encefalica [37].

reazneur3Fig. 3. Modello di risposta neuro-autoimmune nell’autismo

Sottili cambiamenti nel cervello in sviluppo del bambino causati da una reazione autoimmune e cambiamenti nella guaina mielinica, possono compromettere le funzioni cerebrali superiori, come la parola, la comunicazione, l’interazione sociale, così come altri sintomi neurologici che si verificano nei bambini con autismo. In questa ricerca, è stato studiato il virus del morbillo, ma nell’ambito del programma di vaccinazione i bambini ricevono la somministrazione simultanea di diversi componenti virali e attualmente non ci sono studi che vanno ad indagare cosa si verifica nel cervello di un bambino dopo la vaccinazione.

In un precedente studio riguardante gli eventi avversi del sistema immunitario dopo la vaccinazione, gli autori hanno presentato un’analisi della sottopopolazione dei linfociti T (Th1 / Th2) in adulti sani prima e dopo la somministrazione di un vaccino contenente la tossina del tetano. Il risultato è stato un calo del rapporto Th1 / Th2 dopo la vaccinazione, con un’intensità massima da 3 a 14 giorni dopo l’iniezione.[38]

Questi studi mostrano un quadro di disturbi neuroimmunologici che possono essere il risultato di vaccinazioni effettuate su scala sempre più ampia. Una risposta chiara a questa ipotesi richiederebbe sia studi epidemiologici su larga scala sia un’approfondita ricerca di laboratorio.

Secondo alcuni autori l’autoimmunità sistemica sembra essere l’inevitabile conseguenza di un’iperstimolazione del sistema immunitario mediante immunizzazioni ripetute con l’antigene.[39] In effetti, negli adulti le vaccinazioni multiple sono state associate ad una varietà di fenomeni autoimmuni [40-42], mentre i bambini sono regolarmente esposti ad un onere molto più elevato di vaccini rispetto agli adulti, partendo dall’ipotesi che tali esposizioni siano sicure [43]. Tuttavia, una domanda sorge spontanea: come farà il sistema immunitario non completamente maturo e ancora in via di sviluppo di un bambino sano e il sistema nervoso centrale ancora in formazione a rispondere a una stimolazione così intensa? Sono in grado di rispondere correttamente a tanti stimoli diversi? Finora, queste domande non hanno ottenuto risposte chiare.

Tuttavia, è importante rilevare che molte prove dimostrano che le molecole del sistema immunitario giocano un ruolo integrale nello sviluppo del sistema nervoso centrale, a carico di processi come neurogenesi, migrazione neuronale, guida degli assoni, connettività e plasticità sinaptica [44-46]. Nonostante il dogma che le risposte immunitarie periferiche non influenzino la funzione del sistema nervoso centrale, le evidenze indicano esattamente il contrario [44, 47, 48].

Pertanto, non è ragionevole supporre che la manipolazione del sistema immunitario, attraverso la somministrazione di un numero crescente di vaccini nei periodi critici di sviluppo cerebrale, non possa avere effetti negativi sullo sviluppo neurologico [43, 49].

SINTOMI NEUROLOGICI A SEGUITO DI VACCINAZIONE

Negli ultimi anni particolare attenzione è stata dedicata al mercurio contenuto nei vaccini in quanto sostanza con proprietà tossiche e allergiche. Il mercurio si trova in combinazioni organiche sotto forma di sale sodico – thimerosal (ethylmercuriothiosalicylate; sodio mertiolato). L’incidenza di allergia a questo composto è stimata essere dal 13% nei Paesi Bassi al 21% in Austria. Le vaccinazioni sono una causa primaria delle reazioni allergiche iniziali al thimerosal [50]. Tra i suoi effetti avversi sono citati la neurotossicità del mercurio (accumulo nel cervello), e la sua cardiotossicità, epatotossicità, nefrotossicità, immunotossicità e cancerogenicità. Il mercurio provoca, tra l’altro, disturbi dello sviluppo nei bambini e malattie neurodegenerative negli adulti [7]. Secondo i ricercatori [51, 52], negli ultimi 20 anni si è verificato in tutto il mondo un aumento dell’incidenza di malattie psiconeurologiche come autismo, ADHD, ritardo mentale ed epilessia. Dal 1990 cominciarono a essere utilizzati in America nuovi vaccini per i neonati contenenti thimerosal. Con i vaccini DTP, Hib e Hep B, i bambini hanno ricevuto una dose di 62.5 ug di mercurio, che è 125 volte più della dose considerata sicura (0.1ug / kg / die). Questi dati hanno portato i paesi scandinavi a vietare l’uso del mercurio nel 1990 [53].

Nel 2005 è stato pubblicato un documento che descrive la morte improvvisa (SUD – Sudden Enexpected Death) di 19 bambini nel giro di poche ore / giorni dopo la vaccinazione con due vaccini esavalenti (DTP-Hib-epatite B-IPV). I bambini, sani prima della vaccinazione, sono morti a causa di edema polmonare e cerebrale e d’infarto cardiaco. Come concludono gli autori, nonostante la mancanza di dirette evidenze per dimostrare una relazione causale tra le SUD e il protocollo vaccinale, questo è un segnale sulla necessità di monitorare attentamente la vaccinazione e le sue complicanze [54] .

Ricerche epidemiologiche hanno evidenziato un rapporto diretto tra dosi crescenti di thimerosal e incidenza di autismo nei bambini negli Stati Uniti dalla fine del 1980 fino alla metà degli anni 1990[12] È stato riscontrato anche un aumento statisticamente significativo dell’odds ratio per lo sviluppo di autismo in seguito a dosi crescenti di mercurio contenute nei vaccini (coorti di nascita: 1985 e 1990-1995), in confronto a una misura di base (coorte di nascita: 1984).

La frequenza delle reazioni neurologiche osservate dipende dalle condizioni generali del bambino, soprattutto neurologiche, l’età, lo stato immunologico, la familiarità e la genetica.

In letteratura, i sintomi neurologici sono spesso correlati alla vaccinazione anti-pertosse: pianto inconsolabile (in 1/1000 soggetti vaccinati), convulsioni innescate dalle endotossine della pertosse (nel 10% dei soggetti vaccinati le convulsioni avvengono senza innalzamento della temperatura corporea, mentre convulsioni gravi avvengono in 1/106.000 bambini [25]). Nelle complicazioni più gravi, come l’encefalite (circa 2.9/10.000.00 dei vaccinati con DTP) e l’encefalopatia (1/140.000 – 1/300.000 dei vaccinati), che può portare a ritardo mentale, convulsioni ricorrenti, epilessia (in particolare mioclonica e Sindrome di Lennox-Gastaut) sono stati riportati cambiamenti nel sistema nervoso centrale, paragonabili a quelli che si verificano nel corso di meningite e encefalite. Nelle fasi iniziali sono state osservate infiltrazione linfocitaria perivascolare e demielinizzazione, poi atrofia della mielina con fibra assiale del neurone intatta, degenerazione della microglia e dei macrofagi. Alcuni studi sperimentali suggeriscono che la tossina della pertosse, attraverso i recettori di membrana, provoca una disfunzione dei neurotrasmettitori inibitori e stimola l’attività dei neurotrasmettitori eccitatori [56, 57].

Nel 2010 è stato riportato il caso di un neonato di 6 mesi, precedentemente sano, ricoverato in ospedale dopo 6 giorni dalla vaccinazione con DTwP (cellule intere). Il bambino era in coma e in ipotonia, con convulsioni cloniche focali. La risonanza magnetica del sistema nervoso centrale ha rilevato un’encefalopatia acuta necrotizzante [58].

Sono state descritte anche altre complicazioni neurologiche associate alle vaccinazioni, tra cui la sclerosi multipla dopo il vaccino anti-epatite B [60], la sindrome di Guillain-Barre dopo la vaccinazione contro influenza, epatite, meningite C, poliomielite e vaccini HPV [61 -65], mielite trasversa a seguito della vaccinazione contro colera, tifo, poliomielite e influenza, paralisi flaccida, meningite, encefalite, convulsioni e paralisi facciale dopo vaccino vivo antipolio [65, 66] e rapida progressione della retinopatia nei neonati prematuri dopo vaccinazione BCG [67].

CONCLUSIONI

Negli ultimi decenni è stata generalmente riferita una diminuzione delle malattie infettive, che ha avuto luogo prima dell’introduzione di vaccinazioni contro queste malattie. Secondo un rapporto del 2002 del Lancet Infectious Diseases [72] “le evidenze dimostrano complessivamente che l’igiene personale e ambientale riduce la diffusione delle infezioni” e “che vi è un continuo e misurabile, effetto positivo dell’igiene personale e comunitaria sulle infezioni”. Lo stesso rapporto ha mostrato che il tasso di mortalità per malattie infettive è sceso a livelli quasi trascurabili molto prima dell’introduzione di pratiche di vaccinazione di massa.

Attualmente tuttavia i paesi sviluppati presentano programmi di vaccinazione sempre più complessi. Quarant’anni fa, i bambini erano immunizzati contro cinque malattie (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, vaiolo), oggi questo numero è salito a undici. Medici e ricercatori sottolineano il peggioramento della salute della popolazione infantile dal 1960, che ha coinciso con una sempre maggiore introduzione delle vaccinazioni. Malattie allergiche, inclusa asma, malattie autoimmuni, diabete e molte disfunzioni neurologiche – difficoltà di apprendimento, ADD (Attention Deficit Disorder), l’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), convulsioni e autismo – sono condizioni croniche su cui è stata portata l’attenzione [73].

Nonostante le rassicurazioni sulla necessità e la sicurezza delle vaccinazioni, ci sono sempre più domande e dubbi, che sia i medici e genitori sono in attesa di vedere chiariti. Sarebbe inoltre necessaria un’ampia ricerca neuro-immunologica per confermare o escludere la relazione tra gli eventi avversi insorti dopo la vaccinazione e le malattie croniche la cui tendenza al rialzo si è osservata negli ultimi decenni nei bambini.

Varrebbe la pena applicare il principio di precauzione secondo cui se vi è un probabile, anche se poco conosciuto, rischio di effetti negativi delle nuove tecnologie, è meglio non attuarle, piuttosto che rischiare conseguenze incerte ma potenzialmente molto dannose.

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