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di Roberto Germano (16/04/2007) – Fonte: Disinformazione [scheda fonte]

L’informazione mi arrivò via posta elettronica tramite la mailing list del Dipartimento di Fisica: il 25 Marzo 1999 si sarebbe svolto un seminario presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli: “Esiste la memoria dell’acqua? Uno studio termodinamico sulle soluzioni estremamente diluite della farmacopea omeopatica“. A parlare era il prof. Vittorio Elia del Dipartimento di Chimica dello stesso Ateneo.
La cosa mi incuriosiva non poco, per i motivi già accennati in introduzione. C’erano cioè degli approcci teorici, come vedremo meglio in seguito, che portavano a concludere che la struttura dell’acqua era molto più ricca e complessa di quanto sembrasse a prima vista; la “memoria dell’acqua“, però, veniva bollata come pura idiozia, e io a quel tempo non ne sapevo molto di più…. anzi!! Per esempio – e credo di condividere questa mia esperienza con molti di voi – fino all’età di 26 anni circa ero profondamente convinto che l’Omeopatia non funzionasse perché…non poteva funzionare e basta a causa delle motivazioni “avogadriche” spiegate nel capitolo precedente.
Il seminario fu eccezionale! Il prof. Elia, con dovizia di particolari e un impeccabile linguaggio scientifico, grazie alle sue doti didattiche, cercò di condividere con l’uditorio quanto segue:

  1. Era stato effettuato un esteso studio termodinamico su soluzioni acquose ottenute attraverso successive diluizioni (e scuotimenti: “succussioni”) dell’1% in peso di alcuni soluti fino a “soluzioni estremamente diluite” (soluzioni che potremmo chiamare “omeopatiche”, dato il procedimento seguito).
  2. Erano state effettuate misure del calore di mescolamento(2) di soluzioni acide o basiche, a differenti concentrazioni, con acqua bidistillata e con le “soluzioni estremamente diluite” (che potremmo chiamare “omeopatiche”) alla temperatura fissata di 25°C .
  3. Malgrado l’estrema diluizione delle soluzioni (cioè “omeopatiche”), che le farebbe assimilare alla tanto decantata “acqua fresca”, veniva rilevato un calore in eccesso (fenomeno esotermico) rispetto al corrispondente solvente “non trattato”, cioè “acqua fresca”, in circa il 92% dei casi, e il calore in eccesso era molto al di sopra della sensibilità dello strumento; si trattava cioè di una variazione eclatante, sopra ogni livello di errore sperimentale.
  4. Se ne doveva dedurre che il procedimento consistente nell’effettuare successive diluizioni e scuotimenti (“succussioni”) può dunque alterare le proprietà chimico-fisiche del solvente acqua!!
  5. L’origine del fenomeno rimaneva inesplicata, ma i risultati sperimentali, che si riferivano non a pochi test ma ad alcune centinaia di esperimenti, erano sicuramente significativi.
  6. La riproducibilità qualitativa del fenomeno era ottima, non così per quella quantitativa (cosa che naturalmente accade sempre nel caso di nuovi e inattesi fatti sperimentali).

Si trattava dunque di centinaia di prove sperimentali presentate da un chimico con quasi 40 anni di esperienza nel campo della calorimetria alle spalle – che andavano ad evidenziare che l’acqua pura può avere proprietà chimico-fisiche diverse a seconda della “storia”, da cui il termine “memoria dell’acqua”, cosa certo non nuova in fisica – basti citare il caso dei magneti (isteresi) – ma sicuramente nuova per quella che era la vecchia modellizzazione dell’acqua!

Sapevo che i membri del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale e le Pseudoscienze) si interessavano, ovviamente in maniera scettica e critica, all’Omeopatia e alla “memoria dell’acqua”, concludendo un po’ affrettatamente che l’Omeopatia fosse soltanto un caso particolare dell’effetto Placebo, per i motivi appena discussi nel capitolo precedente. In quel periodo (1999) seguivo con molto interesse le attività di questa associazione (infatti gli imbrogli e gli imbroglioni purtroppo abbondano!!) ed ero anche abbonato alla loro rivista “Scienza & Paranormale”, così pensai di invitare al seminario di Vittorio Elia, un membro del coordinamento del nascente gruppo CICAP Campania, un medico, che però non riuscì a venire e, che pur dicendosi interessato, mi manifestò tutta la sua perplessità:

«(…) sul perché fior di scienziati perdano il loro tempo con l’acqua super-diluita, che finora non ha ancora ricevuto uno straccio di approvazione dalla comunità scientifica “seria”, e tentano di spiegare un fenomeno prima di averne accertato la sua esistenza».

E in effetti il CICAP Campania aveva scelto come simbolo il “ciuccio che vola”, cioè l’asino volante…. Il nostro medico, a questo proposito, diceva:

«Nessuno lo ha ancora portato in un laboratorio, ma molti giurano sulla sua esistenza. E di sicuro qualcuno si starà scervellando, da qualche parte, chiedendosi come cavolo possa fare un ciuccio a librarsi nell’aria, pur avendo un’ossatura così pesante … e qualcuno avrà trovato anche una spiegazione … scientifica».

Io gli risposi che:
«A proposito dell’acqua, temo che il problema sia diverso; non si tratta di azzardare modelli teorici su fenomeni dubbi o addirittura inesistenti: il seminario riguarderà solo esperimenti chimico-fisici. Riguardo al ciuccio che vola, si racconta di S.Tommaso d’Aquino che subì lo scherzo di confratelli che gli gridarono di uscire a vedere il ciuccio che vola. Lui uscì e tutti ridevano. Ma lui rispose: Preferisco credere al ciuccio che vola piuttosto che dei confratelli dicano il falso. Prima de parlar tase! Dice un proverbio veneziano. Ascoltare ciò che dice un serio sperimentatore e poi esprimere il proprio giudizio mi sembra il minimo“.

Dopo la conferenza, trovai il coraggio di inviare una email al prof. Elia, sinceramente convinto di poterlo informare su come ottenere un milione di dollari di finanziamento per i suoi studi! Si trattava di più di due miliardi di lire di allora! Sfida ancora in atto e su cui lo CSICOP e il CICAP «fondano” molto del loro sarcasmo. La James Randi Educational Foundation, infatti, dal 1996 ha bandito un concorso denominato «The Psychic Challenge”, rivolto a tutti coloro che sostengono di avere doti paranormali, ma curiosamente è stato esteso anche a chiunque dovesse sostenere di poter mostrare scientificamente la differenza tra “acqua omeopatica” ed acqua pura (d’altronde anche la denominazione estesa del CICAP ha finito per includere anche le “pseudoscienze”).

Il milione di dollari è qui a Napoli da Vittorio Elia, pensavo… Mi incontrai a via Mezzocannone n.4, presso la vecchia e storica sede del Dipartimento di Chimica, col professore Elia, dove dopo la mia “strana” e-mail, sospettata finanche di essere uno scherzo, mi chiamavano “l’uomo da 1 milione di dollari”. E, pur consigliato in senso contrario da molti, Vittorio Elia decise di partecipare al concorso! Ebbene, ci credereste? Malgrado abbia mandato la sua domanda sia negli USA che al CICAP in Italia, non solo l’esperimento “controllato” ancora non è stato organizzato, ma addirittura, Elia ha ricevuto una qualche risposta soltanto nel Giugno 2003 (4 anni dopo!!!!) e soltanto a seguito di ripetute altre sollecitazioni di cui parleremo a breve.

Qual è il messaggio che ancora passa e si diffonde con gran fracasso? Semplice: C’è un milione di dollari in palio per chi dimostra scientificamente che è possibile trovare differenze chimico fisiche tra “acqua omeopatica» e acqua pura, ma nessuno lo ha mai ritirato!!! Quindi, nessuno è in grado di mostrarlo scientificamente!

Questa fallace deduzione presuppone che (tutte cose a dir poco non banalmente vere):

  1. chi ne fosse capace deve essere a conoscenza del premio;
  2. chi ne fosse capace ed a conoscenza del premio debba decidere che vuole quel milione di dollari, mettendo a rischio la propria immagine di “serio ricercatore”;
  3. si consideri di nessun valore scientifico tutta l’estesissima casistica della medicina omeopatica (su uomini, animali e piante);
  4. il premio sia totalmente in buona fede e non sia neanche minimamente una trovata di marketing dello “scettico pigro”.

Perché mai accade che, quando un serio professore universitario di chimica è così sicuro dei suoi esperimenti degli ultimi 7 anni e che, inoltre, superando le inibizioni e i rischi della ridicolizzazione, venendo a sapere del premio, decide di parteciparvi (e tutto ciò già è poco probabile), neanche ci si degna di rispondergli? Forse ci vuole il CICACICAP? (Comitato Italiano per il Controllo della Affermazioni del CICAP). Chissà?! Ne riparleremo fra poco.